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Relazione DDL Acqua pubblica dell’on. Panepinto

Onorevoli colleghi,
questo disegno di legge è assunto dai deputati firmatari accogliendo il testo elaborato ed espresso da un insieme di sindaci, di studiosi, di esperti e da un largo movimento di cittadini che questo testo hanno elaborato sottoscrivendolo e determinando uno dei primi casi di disegni di legge regionali di iniziativa popolare.
La straordinaria esperienza di elaborazione collettiva è passata attraverso un lungo iter, segnato da numerosi appuntamenti pubblici, a cui hanno partecipato oltre novanta amministrazioni comunali siciliane, e culminati nelle due manifestazioni centrali del 14 maggio e del 7 luglio c.a. presso la Sala Gialla del Palazzo dei Normanni a Palermo e a cui hanno partecipato i capigruppo parlamentari all’ARS e lo stesso Presidente dell’Assemblea on. Cascio.
L’obiettivo di tanta mobilitazione è stato quello di rispondere nel modo più concreto alla sentita esigenza di tutelare l’acqua come bene pubblico tenendo conto di quanto, nel frattempo si è andato modificando nella legislazione europea, nella stessa legislazione regionale italiana (vedi il caso della Lombardia) e nella coscienza civile e giuridica del nostro Paese.
Il presente disegno di legge tiene quindi in gran conto il quadro legislativo nazionale esistente e ne individua gli spazi per una più adeguata tutela della popolazione, detentrice del bene acqua (che quindi è un bene pubblico) e beneficiaria del servizio di captazione, conservazione e potabilizzazione, nonché di distribuzione del prodotto. In particolare su questo ultimo punto di principio, la titolarità del possesso rischia di essere vanificata dalla privatizzazione dei servizi, rendendo di fatto inaccessibile il diritto di accedere al bene e di consumarlo.
Il presente disegno di legge intende intervenire su questo nodo per riaffermare l’uso pubblico dell’acqua, non solo la pubblicità della risorsa, dunque, ma anche il diritto dei cittadini ad accedervi a costi ragionevoli.
In questo senso, già all’articolo 4 e seguenti viene disegnato il percorso di ripubblicizzazione delle acque in Sicilia laddove il ddl afferma che: 1 Il servizio idrico integrato è da considerarsi servizio pubblico locale privo di rilevanza economica; 2 la gestione del servizio idrico integrato è realizzata senza finalità lucrative, persegue finalità di carattere sociale e ambientale, ed è finanziata attraverso meccanismi di fiscalità generale e/o specifica e meccanismi tariffari; e quindi si afferma il principio del Governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua al fine di (comma 1 art. 5) “salvaguardare l’unitarietà e la qualità del servizio”. Prosegue l’art. 5 affermando che “la gestione delle acque avviene mediante servizio idrico integrato, così come definito dalla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” e 2 le dighe, gli impianti, gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederla. Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell’art. 822 del codice civile e ad essi si applica la disposizione dell’art. 824 del codice civile. Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione ad uso pubblico; e (comma 3) “la gestione e l’erogazione del servizio idrico integrato non possono essere separate e possono essere affidate esclusivamente ad enti di diritto pubblico”.
Per tali ragioni  all’articolo 6 si prevede la Ripubblicizzazione della Società Siciliacque e la istituzione dell’Ente Siciliano per il Governo delle Acque. Con questo obiettivo, entro due anni dall’entrata in vigore della legge, il nuovo Ente (che riassorbirà tutto il personale  già inquadrato nell’organico della Regione Siciliana, di cui all’art. 5 della legge 10/2000, ed il personale degli enti che verranno unificati, compreso il personale della Siciliacque s.p.a.) procederà:

  1. ad aggiornare attraverso gli organi competenti il bilancio idrico regionale in riferimento a tutti gli usi delle risorse idriche;
  2. alla verifica degli interventi già previsti e finanziati nell’APQ sottoscritto in data 21.03.2005;
  3. alla progettazione dei nuovi interventi necessari per i completamenti delle infrastrutture e degli impianti di depurazione ed alla redazione dei progetti per la copertura dei relativi oneri finanziari;
  4. alla pianificazione e all’armonizzazione dell’uso delle risorse idriche per le finalità potabili, agricole, industriali attraverso la programmazione di piani di intervento che risolvano i punti di criticità, quali il completamento ed il collaudo delle dighe, la manutenzione ordinaria e straordinaria  delle reti, i collegamenti;
  5. alla ricognizione di tutti i pozzi privati, alla verifica dei contratti di concessione ed alla relativa remunerazione, con riferimento alla disponibilità privata delle risorse idriche per l’uso irriguo, alla verifica dei prelievi effettuati,  alla ricognizione degli allacci abusivi;
  6.  alla verifica delle concessioni  per l’imbottigliamento delle acque minerali, alla relativa remunerazione, ed alla verifica degli effettivi prelievi; procederà inoltre alla modifica dell’ordinamento vigente per sottrarre l’acqua alla concessione industriale ed alla classificazione di “materia prima estraibile” per procedere all’inserimento delle acque minerali come acque potabili  sottomettendole alla stessa normativa delle acque in rete con tutti gli obblighi conseguenti sotto il controllo esclusivo del Ministero della Salute; fino alla loro progressiva esclusione dal mercato;
  7. alla pianificazione dell’uso della risorsa idrica in agricoltura, attraverso un uso più razionale ed un ammodernamento degli impianti di irrigazione; alla pianificazione di interventi per la costruzione di invasi e bacini artificiali per il contenimento delle acque meteoriche ad uso agricolo anche attraverso forme di finanziamento o di  sgravio fiscale ed attraverso la realizzazione diretta; alla elaborazione di piani di riconversione delle colture tradizionali in favore delle colture biologiche di qualità orientate a proteggere e reinserire le colture a rischio d’estinzione e le biodiversità;
  8. alla programmazione dell’uso energetico delle risorse idriche, basata sulle energie rinnovabili pulite attraverso il ripristino degli impianti idroelettrici dimessi o non utilizzati ed alla progettazione di nuovi impianti;
  9. alla programmazione di un uso sostenibile del territorio attraverso la ricostituzione degli ambienti degradati in grado di drenare le acque meteoriche e di contrastare i processi di desertificazione in atto;
  10. alla ricognizione e mappatura di tutti i siti inquinati presenti sui corsi fluviali ed in prossimità di fonti e bacini, ed alla programmazione della necessaria bonifica.
  11. alla ridefinizione degli Ambiti Territoriali Ottimali istituiti con decreto del Presidente della Regione Sicilia del 16 maggio 2000 (n. 114/gr. IVS.G ) e con Decreto del Presidente della Regione Sicilia n. 16 /ser 2” S.G., in base all’indicazione contenuta nella legge n.34/1996 di “rispetto dell’unità del bacino idrografico”.

 Con gli articoli 8 e 9 il ddl indica il percorso operativo a livello locale per la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico negli Ambiti Territoriali Ottimali esistenti. In una fase transitoria si riconfermano le attuali composizioni e perimetrazioni degli ATO che sovrintendono al processo di ripubblicizzazione. L’affidamento della gestione del servizio idrico integrato è affidato agli Enti Locali attraverso la costituzione, in modo diretto, di Enti o società di diritto pubblico, o interamente partecipate da enti pubblici (Aziende speciali consortili, Consorzi tra Comuni, società di capitali) sulla base del bacino idrografico dell’Ambito Territoriale Ottimale in modo da assicurare il superamento della frammentazione delle gestioni.
Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le Autorità d’ambito censiscono le gestioni preesistenti agli affidamenti in essere del servizio idrico integrato. Questo può essere affidato, in ogni ambito territoriale ottimale, a più gestori pubblici che dispongano delle strutture e dei mezzi per la gestione del ciclo integrato dell’acqua.
Per quanto attiene alla risoluzione degli attuali affidamenti (art 9) si procederà alla valutazione delle risorse investite dalle società private per la realizzazione del servizio idrico integrato e alla verifica dello stato degli impianti affidati in concessione. Si terrà conto altresì di eventuali inadempienze nella gestione dei servizi. Nel caso in cui si certifichi la reale inadempienza alle clausole contrattuali nessuna forma di risarcimento sarà dovuta. Tutte le risorse disponibili derivanti dai finanziamenti già deliberati restano a disposizione dei singoli Ambiti Territoriali Ottimali per la realizzazione e il completamento delle opere previste che dovranno essere realizzate attraverso procedure di scelta del contraente ad evidenza pubblica, secondo la legislazione vigente.  
Per quanto attiene all’appartenenza agli ATO, il ddl prevede (all’art. 15) che i Comuni  aventi caratteristiche territoriali  e orografiche   non  omogenee  con  il   sistema   idrico integrato  di  appartenenza possono deliberare  di  far parte   di   altro  ambito  territoriale  ottimale   di provincia  diversa, purché confinante e che (comma 2) possono essere costituiti sub-ambiti territoriali idrici  tra Comuni montani o ricadenti in aree territoriali omogenee che hanno sistemi idrici di approvvigionamento e distribuzione autonomi rispetto al servizio  idrico integrato dell’ambito territoriale ottimale.
In tal modo si disegna un ruolo attivo degli enti locali e più aderente agli interessi della popolazione nella definizione della struttura organizzativa chiamata a governare il servizio idrico integrato.
Concetto ribadito e meglio precisato nei successivi articoli 16 e 17 che, nel rispetto del principio di solidarietà, la facoltà riservata ai Comuni dal quinto comma dell’art. 148 del D.Lgs. n. 152 del 03 aprile 2006 è estesa in Sicilia a tutti i Comuni che, soli o consorziati, anche se ricompresi in differenti ambiti territoriali ottimali, dispongano delle strutture e dei mezzi per la gestione integrata del ciclo dell’acqua.
Così come, al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio idrico integrato, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipativa che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, l’Assemblea regionale dovrà definire, attraverso norme di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di questo diritto; strumenti di democrazia partecipativa che, ai sensi dell’articolo 8 d. lgs. 267/2000, dovranno essere disciplinati negli Statuti dei Comuni.
E’ previsto, altresì, che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge il Governo Regionale definisca la Carta Regionale del Servizio Idrico Integrato, al fine di riconoscere il diritto all’acqua e fissare i livelli e gli standard minimi di qualità del servizio idrico integrato. La Carta Regionale  del Servizio Idrico Integrato disciplinerà, inoltre, le modalità di vigilanza sulla sua corretta applicazione, definendo le eventuali sanzioni applicabili.
Per quanto riguarda, infine, il finanziamento del servizio idrico integrato l’art. 12 prevede che:
Comma 1) Il servizio idrico integrato è finanziato attraverso la tariffa, e attraverso risorse specifiche Regionali individuate nell’art. 13. 2) Si definisce uso domestico ogni utilizzo d’acqua atto ad assicurare il fabbisogno individuale per l’alimentazione e l’igiene personale. La tariffa per l’uso domestico deve coprire i costi ordinari di esercizio e di investimento del servizio idrico integrato  ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito di cui al successivo comma. 3) L’erogazione giornaliera per l’alimentazione e l’igiene umana, considerata diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito è pari a 50 litri per persona. Tale quantitativo è gratuito per i nuclei indigenti, previo accertamento mediante i criteri ISEE. Detta gratuità è coperta dai fondi di cui all’articolo 13 della presente legge. 4) L’erogazione del quantitativo minimo vitale garantito non può essere sospesa. In caso di morosità nel pagamento, il gestore provvede ad installare apposito meccanismo limitatore dell’erogazione, idoneo a garantire esclusivamente la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona. 5) Per le fasce di consumo domestico superiori a 50 litri giornalieri per persona, le normative regionali dovranno individuare fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo tenendo conto : a) del reddito individuale secondo criteri ISEE; b) della composizione del nucleo familiare secondo criteri ISEE; c) della quantità dell’acqua erogata; d) dell’esigenza di razionalizzazione dei consumi e di eliminazione degli sprechi.
L’articolo procede con il comma 6) che prevede un apposito decreto regionale con cui saranno definiti tetti di consumo individuale, comunque non superiori a 300 litri giornalieri per abitante, oltre i quali l’utilizzo dell’acqua è assimilato all’uso commerciale; di conseguenza la tariffa è commisurata a tale uso e l’erogazione dell’acqua è regolata secondo i principi di cui all’articolo 2. Il comma 7) secondo cui le tariffe per tutti gli usi dovranno essere definite tenendo conto dei principi di cui all’articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE e devono contemplare, con eccezione per l’uso domestico, una componente aggiuntiva di costo per compensare : a) le attività di depurazione o di riqualificazione ambientale necessarie per compensare l’impatto delle attività per cui viene concesso l’uso dell’acqua; b) la copertura dei costi relativi alle attività di prevenzione e controllo.
Con queste misure sarà dunque possibile rispondere alla domanda fortemente sostenuta dalla iniziativa popolare che ne ha determinato la elaborazione, in piena sintonia con un più largo movimento di opinione pubblica nazionale; ai deputati dell’ARS cui è rivolta questa nostra presentazione l’invito a valutare la portata dell’iniziativa e il merito delle proposte al fine di migliorare il servizio salvaguardando un bene prezioso come l’acqua della nostra isola. 

8 settembre 2009

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