Sussidiarietà, un nuovo impegno per la società civile
Nell’attuale dibattito politico istituzionale, merita una riflessione l’analisi dei rapporti tra i partiti e le istituzioni pubbliche, definiti qui di seguito in generale come “Politica”, da una parte, e la società civile (cittadini, famiglie, imprenditori, associazioni, parrocchie e mondo del no profit in generale), dall’altra. A questo proposito sarebbe interessante aprire un dibattito sulla fattibilità di un modello sociale ispirato al principio di sussidiarietà in cui una pluralità di soggetti collaborano, ognuno nel rispetto dei propri ruoli, al perseguimento del bene comune. In particolare, il modello in esame dovrebbe assicurare la combinazione tra la capacità di iniziativa dei soggetti “economici” imprenditori e lavoratori, che generano sviluppo e la responsabilità dei soggetti “sociali” associazioni, parrocchie e mondo del no profit in generale, che generano solidarietà ed interventi sul territorio. Il tutto sotto lo sguardo attento della Politica che svolge un prezioso ed indispensabile ruolo di garanzia e di raccordo tra i vari soggetti “economici” e “sociali”.
Si tratta indubbiamente di questioni che meriterebbero approfondimenti diversi mentre in questa sede ci si limita a semplici definizioni. Eppure sin d’ora è possibile porsi una domanda: la società civile è pronta a svolgere questo ruolo?
La risposta, a mio parere è semplice: forse no, eppure tentare oggi non è un’opzione ma una necessità! Una necessità per diversi motivi. In particolare perché la Politica non può da sola rispondere a tutti i bisogni della società civile di oggi e di domani. Ciò in quanto i limiti economico-finanziari impongono ed imporranno sempre di più nel futuro rigore e lotta agli sprechi, cui i politici attuali e non per colpa loro non possono sfuggire; il nostro sistema politico costringe la Politica a predisporre piattaforme elettorali comprensibilmente finalizzate ad ottenere il consenso immediato del proprio elettorato, senza tenere conto spesso delle generazioni future.
Alla luce di quanto sopra precisato si comprende forse meglio il perché della necessità di una società civile obbligata ad assumersi le sue responsabilità. La società civile è simile infatti a quel giovane un po’ cresciuto, che, abituato ad essere assistito dai propri genitori e perciò pigro, pauroso e viziato, rifiuta di affrontare la sua vita con responsabilità La Politica oggi è chiamata a rispettare un appuntamento importante e cruciale con la storia: deve aiutare la società civile non attraverso forme di nuovo assistenzialismo a prendere coscienza della sua identità locale, sociale e culturale.. In questo modo la società civile stessa realizzerà con più forza il compito che, responsabilmente, è chiamata a svolgere, collaborando alla risoluzione dei problemi concreti del territorio ed alla programmazione del futuro proprio e delle generazioni che verranno. Restando nella metafora del giovane un po’ cresciuto, la Politica dovrebbe perciò comportarsi come quei genitori che, volendo bene al proprio figlio, lo convincono che la vita fuori le mura di casa vale la pena di essere vissuta con entusiasmo, nel rispetto dei propri ruoli sociali e delle proprie responsabilità, senza con ciò voler dire essere abbandonati dai genitori stessi nel nostro esempio rappresentati proprio dalla Politica. Partendo da queste considerazioni si potrebbe concludere che la programmazione ed l’individuazione dei reali bisogni della comunità locale non possono essere delegate solo alla Politica ma devono essere normalmente partecipate altresì dalla società civile. A tal proposito, la Politica potrebbe costringere la società civile ad assumersi le proprie responsabilità, agevolando forme di partecipazione diretta alla gestione e risoluzione di problemi concreti del territorio sicurezza stradale, politiche familiari, ristrutturazione del centro storico,
assistenza socio-sanitaria, sviluppo economico, lavoro etc. Per queste valide ragioni, occorre individuare idonei strumenti
giuridici deduzioni, detrazioni fiscali ed altri strumenti tipici del federalismo fiscale che riconoscano ai membri della società civile intenzionati a contribuire ad opere di bene comune, modalità di concorso alle spese pubbliche alternative all’ordinario pagamento dei tributi. Forse non è sufficiente per attuare il principio di sussidiarietà, ma è probabilmente un buon inizio” di un percorso proteso ad attuare il decentramento amministrativo che consenta ai Comuni di inserirsi nella nuova dimensione europea.
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